Training autogeno e percorsi di Rilassamento

Training Autogeno

Il training autogeno trova una sua fondamentale importanza in una cornice umanistica e bioenergetica. E’ una tecnica  che mette insieme l’aspetto dell’attenzione del corpo alla consapevolezza dello stesso. Inoltre la completa apertura al naturale genera sensazioni ed emozioni che abitano, creano e agiscono nel teatro del corpo di ciascuna persona.

Il termine autogeno infatti rimanda a qualcosa che si genera autonomamente secondo un libero e naturale processo di nascita. Quindi che viene a non essere mai forzato, ma semplicemente assecondato e assistito.

Lo scopo di questo metodo è appunto quello di aiutare le persone a mettersi in ascolto con loro stessi. Risulta importante l’ascolto del proprio corpo e del linguaggio da esso parlato, fatto di sensazioni, emozioni, dolori, rumori, tensioni e movimenti più o meno volontari.

Nel momento stesso in cui ciascuno di noi inizia a contattare il suo corpo, e a lasciargli uno spazio ed un tempo per esprimersi e farsi ascoltare, qualcosa accade sempre. Ed è questo uno dei motivi per cui il Training Autogeno viene definita una tecnica di cambiamento e non semplicemente di rilassamento. Il rilassamento in sé per sé rappresenta comunque una condizione fondamentale.

Un cambiamento che avviene in modo naturale e spontaneo e che dunque si auto-genera. Ciò è l’obiettivo chiave della psicoterapia umanistica, soprattutto se ad esso si associa, in parallelo, il cammino verso l’Autorealizzazione personale. Quest’ultimo diviene spesso un effetto collaterale della presa di consapevolezza di se stessi. Un percorso che parte dal corpo, affondando le radici nelle emozioni e nei bisogni, per poi risalire verso la consapevolezza ed elevarsi verso l’anima e la spiritualità.

Praticamente un viaggio fuori e dentro l’uomo.

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di Anastasia Pelliccia

Training Autogeno per Arbitri

Per l’arbitro riuscire ad essere calmo, concentrato e controllato in gara è importante non solo per la qualità espressa in essa. Può dare anche un’impressione rassicurante ai giocatori e vivere il confronto e le comunicazioni con i giocatori in maniera positiva.

Patire le personalità, il carattere dei giocatori significherebbe rivelare soggezione nei loro confronti, con difficoltà psicologiche conseguenti, prima ancora di quelle rivelate in campo.
La dimensione che un arbitro mostra ai giocatori dipende molto dalle posture, dallo sguardo, da ciò che comunica in campo mentre si muove.

Molti giocatori parlano frequentemente e alzano la voce per mascherare un’interiore incertezza. Si auto rassicurano. Mentre altri si impegnano in sguardi feroci per incutere timore e di conseguenza assumono atteggiamenti posturali minacciosi. E per il direttore di gara non è sempre semplice fronteggiare queste situazioni.

La migliore espressione che un arbitro può dare di sé ai giocatori, con l’affermazione nel confronto diretto psicologico, si costruisce attraverso un comportamento forte interiormente. Le qualità psicologiche come intuizione, previsione, anticipo, concentrazione, emergono e si mantengono stabili durante tutta la gara.

Bisogna reggere gli sguardi ma trasmettere amche sicurezza e fermezza con calma, senza ostilità. Il gioco può mantenersi corretto anche se risoluto e non è necessario parlare in continuazione per farsi intendere.

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